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Società Protezione Animali Bellinzona

Nuova vita per il Falco pecchiaiolo

"Grazie al pronto intervento della SPAB Nuova vita per il Falco pecchiaiolo La scorsa settimana il signor Enrico accioni di Lugano ha richiesto l`aiuto della SPAB e l`ispettore Zala ê prontamente intervenuto a Lugano, in via Serafino Balestra. Un rapace aveva cozzato contro una vetrata. Intontito è stato catturato e affidato alle cure del veterinario dott. Keller-Pedretti di Giubiasco che ha prestato le cure del caso. L`ampia voliera del centro di cura dei rapaci di Gnosca ha permesso di trascorrere alcuni giorni di convalescenza fino a quando il rapace è stato liberato sui monti di Gorduno. L`esperto Gianni arcolli, collaboratore della Stazione ornitologica di Sempach, ha determinato che si trattava di un falco pecchiaiolo. Chi è costui? Ebbene il falco pecchiaiolo è un rapace un pò atipico. Il nome scientifico Pernis apivorus (pternis dal greco significa «uccello da preda» e apivorus dal latino «divoratore di api») indica appunto la sua predilezione per le api. Anche nelle altre lingue il riferimento è evidente: in francese Bondr èe apivore, in tedesco Wespenbussard e in inglese European Honey Buzzard. Probabilmente non tutti sanno che in italiano ""pecchia"" significa appunto ape. Nelle ""Stanze"", poemetto di Angelo Poliziano, si legge ""la ingegnosa pecchia al primo albore, giva predando ora uno or altro fiore"". Occorre comunque osservare che il falco pecchiaiolo non si nutre solo di api, vespe e calabroni. è insettivoro e non disdegna piccoli mammiferi, lumache, rettili, vermi, rane, uova e piccoli di altri uccelli. Pietro, l`uomo che parla ai rapaci, ha confermato che durante il soggiorno alla SPAB, ha divorato avidamente carne di pollo. La propensione del falco per gli insetti fa sì che in genere voli più basso rispetto alla simile poiana. Il pecchiaiolo è una specie migratrice. Trascorre la stagione invernale al sud del Sahara, guadagnando per la riproduzione l`Europa in tarda primavera, rimanendovi fino a fine estate. Le direttrici sono le classiche tre, lo stretto di Gibilterra, lo stretto di essina e la via orientale lungo il Libano e la Turchia. Purtroppo il falco pecchiaiolo è stato a lungo oggetto di un`incredibile mattanza, dovuta alla stupidità umana. In Sicilia e Calabria solo chi uccideva un ""adorno"" era degno di portare un fucile, una specie di vergognosa iniziazione, non del tutto scomparsa dopo quarant`anni di proibizione. Nel sud Italia è appunto chiamato ""adorno"", perch è, impagliato, serviva e serve ancora per adornare le case per grande vanto dei proprietari. Esisteva anche la credenza secondo cui, chi uccideva l`adorno, aveva la certezza che la moglie non gli avrebbe mai fatto le corna. Per fortuna oggi esistono associazioni che riescono in parte a opporsi agli irriducibili cacciatori. Ancora l`anno scorso un docente di un liceo di Torino è ritornato in Calabria per abbattere il ""suo"" adorno, che per fortuna gli costò una salatissima multa. Noi, in Ticino non dobbiamo stupirsi più di tanto, perch è fino agli anni `70 del secolo scorso lo Stato permetteva, se non favoriva, la caccia ai nocivi, dove per nocivi s`intendeva ogni specie di rapace. Oggi ne siamo stupiti, come presumibilmente i Ticinesi del 2050 saranno stupiti dell`attuale mattanza degli ungolati. La vera domanda è: se esiste una problema, l`unica soluzione è il fucile?. "